L’importanza dello show-don’t-tell

All’alba del dicembre 2019, moltissimi quotidiani italiani si stanno attrezzando per mettere il paywall. Il che è, da un certo punto di vista, un’ottima notizia: finalmente si comprende che c’è del valore che va venduto e che gli abbonamenti digitali sono una delle possibili fonti di ricavi per una pubblicazione che ha una sua presenza anche online.

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Quel che sorprende, però, è l’atteggiamento generale con cui questa adozione viene proposta o raccontata e il suo confronto con altri modelli.

Spiace citare sempre i big, quindi poi vedremo anche esempi decisamente più piccoli. Ma per forza di cose bisogna dire, per esempio, che il Washington Post ha assunto 12 persone che si occupano di

«migliorare il modo in cui i contenuti vengono messi in vendita e consegnati agli abbonati. La squadra di lavoro include persone che fanno parte della redazione del Post, persone che hanno competenze di marketing, di lavoro col pubblico, di prodotto e ingegneri, il cui obiettivo è «tradurre tutto ciò che facciamo attraverso la nostra organizzazione in modo da poter consegnare il tutto agli abbonati». Il gruppo, che è stato costruito a partire da persone che continuano a riportare direttamente alle proprie rispettive linee di business, si coordina per assicurare che le grandi storie vengano promosse nella maniera più ampia e tempestiva possibile».

Questo è l’approccio che ho teorizzato (e che cerco di mettere in pratica) con il mio tavolo delle competenze. Naturalmente, se non c’è il contenuto, inutile parlarne. Ma quando il contenuto c’è non basta.

Fra i paywall più recenti in Italia, mentre scrivo, c’è quello di Gazzetta.it

Dalla home page scopriamo che esiste questo G+. Cioè, diciamo, la parte di approfondimento. La vedi lì, nella colonna di destra perché ho selezionato G+ anziché Ultim’ora. E la vedi in alto fra i “temi di oggi”.

Poi, quando clicchi su uno dei pezzi, ecco il consueto “muro” del paywall.

Si fa leva sulla quantità anziché sulla scarsità. C’è, ovviamente, la solita tendenza a abbattere il prezzo (0,99 € per 3 mesi)
Ci sono sicuramente una serie di elementi interessanti per l’appassionato, ma qual è la unique selling proposition?

È il fatto che… è Gazzetta dello Sport. Quindi, si …