Una scelta internazionale

Da qualche settimana Internazionale ha fatto una scelta di campo molto interessante. Per spiegarla, però, dobbiamo fare un viaggio indietro nel tempo. A quando, cioè, su Internazionale.it si trovava una specie di diretta della giornata. Il mondo adesso.

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Prendi e porta a casa (il takeaway di Wolf)

Il sito di internazionale rinuncia al live. È una grossa lezione per tutti, una scelta che può sembrare coraggiosa ma che è, prima di tutto, molto coerente. Perché si muove verso l’integrazione. I brand giornalistici – come gli altri – non hanno altra possibilità che declinare la propria presenza sul digitale in maniera coerente con la propria identità e devono ripensare al proprio modello di business.

Il viaggio nel tempo lo possiamo fare grazie al mai troppo elogiato archive.org. Qui sopra, per esempio, puoi vedere la sezione di «flusso» di Internazionale a novembre del 2016.

Questo primo cambiamento era stato annunciato il 27 ottobre 2014 da Giovanni De Mauro con questo editoriale dal titolo: «Benvenuti nel nuovo sito di Internazionale».

In particolare, nell’editoriale si leggeva:

«Tutta la struttura è basata sull’idea di stream, di flusso. La stessa alla base di Facebook o Twitter: aggiornamenti presentati in semplice ordine cronologico, con il più recente in primo piano. Anche altri mezzi d’informazione stanno sperimentando questo sistema, Quartz negli Stati Uniti, Itv nel Regno Unito, Rtl nei Paesi Bassi, Nrk in Norvegia.

A differenza di Facebook e Twitter, però, accanto al flusso di notizie in tempo reale, seguiremo approfonditamente l’evoluzione di alcune storie che giudichiamo rilevanti da un punto di vista giornalistico.

Entrando in ognuna delle storie si potranno ritrovare, sempre in ordine cronologico, tutte le notizie collegate, risalendo fino al suo inizio. Il risultato somiglia più al blocknotes di appunti di un giornalista che a un articolo tradizionale.

Oltre al flusso e alle storie più importanti, le notizie potranno essere raccolte anche intorno alle ossessioni della redazione: una serie di argomenti che la redazione seguirà in modo sistematico. Queste ossessioni cambieranno periodicamente e non saranno necessariamente collegate all’attualità»

Ammetto che all’epoca rimasi molto sorpreso. È vero che Internazionale declinava questo live sul mondo a modo suo. Ma ero proprio convinto che non ne avesse bisogno e che fosse lontano dall’identità del giornale.

Vivevo proprio in quel periodo la mia personalissima idiosincrasia per i live. Ne avevo fatto, fino all’anno precedente, una specie di ragione di vita professionale.

Qui, per esempio, proponevo le mie teorie al Festival di Perugia. Era il 2013 e partecipavo ad un panel che avevo fortemente voluto, dal titolo Live! Sta succedendo adesso insieme a Cinzia Bancone (TvTalk) e a Celia Guimares (RaiNews).

Dopo quella ubriacatura di live – che si portava appresso un bel po’ di traffico –, però, nel giro di un anno avevo rivisto abbondantemente le mie posizioni in merito, mi ero convinto dell’errore madornale che stavo commettendo nell’affidare tutto alla cieca fede nel live e della necessità di rallentare per fare meglio. E infatti, di lì a poco, avevo registrato il dominio www.slow-news.com. Era il mese di luglio del 2014. Il progetto di Slow News non era ancora iniziato, ma sapevo già cosa volevo fare, almeno in senso filosofico.

Però, quando, tre mesi dopo, ho visto questa «svolta contemporanea» di Internazionale – uno dei miei punti di riferimento per l’impostazione del lavoro giornalistico – ho pensato che forse le mie posizioni fossero obsolete e prive di senso. Anche se tutti i segnali mi dicevano che avremmo dovuto trovare delle soluzioni alternative al sovraccarico informativo e che sul medio-lungo periodo non saremmo mai riusciti a creare un ecosistema nell’editoria in cui si potessero monetizzare concretamente quelle pagine web così numerose, così ossessivamente aggiornate, questo cambio di rotta di Internazionale mi spiazzava.

Dopo tre anni, nel 2017 ecco il nuovo cambiamento. Il sito rinuncia completamente al concetto di mondo in diretta e, contestualmente, si propone in una versione molto più minimalista, asciutta, pulita: 10 blocchi più il footer, niente infinite scroll, correlati presentati in forma testuale sulla barra laterale. Un cambiamento radicale, nella forma e nella sostanza.

Potresti pensare che questa volta il cambiamento mi piace perché è in qualche modo coerente con quel che pensavo all’epoca. Ma se ci segui su Wolf, sai che qui cerchiamo di scappare dai percorsi autoconfermativi. Il nuovo cambiamento mi piace prima di tutto perché è coerente con l’identità di Internazionale.

Questa volta ho potuto parlarne direttamente con Giovanni De Mauro, che mi ha raccontato i profondi ripensamenti rispetto a quanto fatto fino a questo momento sul web.

Il direttore di Internazionale mi ha spiegato che dopo questi anni di sperimentazione hanno capito, tanto per cominciare, che il live non è la dimensione di Internazionale. Mi ha sostanzialmente confermato tutte le mie perplessità sulla possibilità di trarne profitto:

«per far bene un notiziario aggiornato in tempo reale serve uno sforzo giornalistico che è impossibile da sostenere economicamente con la pubblicità o facendolo pagare ai lettori».

Poi mi ha spiegato che quel che si vede è solo l’inizio di un percorso che va verso una profonda integrazione fra l’esperienza dell’abbonato (o dell’acquirente) al cartaceo e l’esperienza di chi naviga. E questo è il tema cruciale

«Un rapido sondaggio tra i lettori del giornale di carta e tra gli utenti del sito ci ha confermato quello che sospettavamo: chi compra o si abbona a Internazionale visita regolarmente il sito, mentre la gran parte degli utenti del sito non compra il giornale. Quindi abbiamo pensato che se proprio dobbiamo “regalare” i contenuti del sito, tanto vale regalarli a chi già paga per leggere i nostri contenuti, cioè il giornale. E questo partendo anche dalla considerazione che i costi del sito sono coperti quasi integralmente dai ricavi del giornale di carta (vendite e pubblicità) e solo in piccolissima parte dalla pubblicità online».

Possiamo anticipare che il progetto di integrazione si ispirerà, per alcune componenti dell’esperienza utente, a The Information, ma non possiamo ancora dire di più.

Ecco, devo ammettere che adesso riconosco di nuovo, anche sul web, l’identità e le posizioni di Internazionale.

Ma la cosa più interessante di tutte resta la visione d’insieme di un progetto integrato, dove le piattaforme sono solo quei luoghi dove l’identità di un giornale (o di una persona, di un’azienda) si declina, rimanendo coerente a se stessa.

Digitale e reale non sono separati. Ciascuna testata, ciascun brand, deve solo essere capace di declinare la propria presenza sul digitale in maniera coerente. Sembra facile, non lo è affatto: a volte bisogna sperimentare e poi avere il coraggio di tornare indietro, perché significa andare avanti.