Wolf. 65 – Road to the DNI: come si compila il modulo

Dopo il prezioso contributo di Barbara D’Amico (ti consiglio vivamente di seguire tutte le sue indicazioni, anche quelle che possono sembrare scontate), ecco un nuovo capitolo del nostro speciale sulla Google DNI.
Visto che anche noi intendiamo partecipare – appena possibile, nel rispetto dei termini del regolamento, scriveremo anche in che modo e con che progetto – mi sono preso la briga di entrare nel modulo da compilare e verificare che sia tutto congruo a quel che è online come «demo». Ora è così (qualche tempo fa non lo era! Quindi, attenzione se avete scaricato il modulo parecchio tempo fa, controlla che sia tutto coerente).
Quel che vedremo insieme è utile non solo per questo bando, ma per tutti i progetti che vi verranno in mente. È una palestra, un esercizio, contiene tutto quel che bisogna sapere quando si lavora a un nuovo progetto (giornalistico o meno).
Ricordatevi l’inglese
Lo so che è una banalità. Ma il modulo va compilato in lingua inglese. Quindi, preparatevi tutto il materiale in italiano, se non siete in grado di pensarlo e scriverlo direttamente in inglese, e poi fatelo tradurre o traducetelo. Anche la fase di traduzione, come tutte le altre, va fatta con cura. Magari vale la pena di investire qualche soldo per pagare un traduttore che lo fa di mestiere (in ogni caso, poi, rileggete).
Preparatevi tutto e prendetevi del tempo
Per compilare il modulo ci vorrà comunque del tempo. Preparate tutto offline. Poi dedicategli almeno un paio d’ore, con tranquillità.
Il modulo
Ecco qui, dunque (in inglese e con spiegazione in italiano) le cose che si devono scrivere. Una volta che avrete letto questo, dovrestieavere tutte le informazioni del caso per partecipare. Domani chiuderemo questa tre giorni speciale con un’analisi dei progetti – quelli che si trovano online – che hanno vinto la prima sessione del bando.
Quella che vedrete di seguito è una guida per progetti medio-grandi (i prototipi sono sostanzialmente uguali, cambia giusto un punto e l’ammontare della cifra).
Session 1: Your Organization 
Questa è, ovviamente, la sezione in cui si spiega chi sta facendo la domanda.

Indicata la tipologia di realtà che sta facendo la domanda (punto 1.A), al punto 1.B occorre mettere il nome della propria organizzazione (in 100 caratteri al massimo). Se la propria organizzazione appartiene a una società madre, va specificato il nome della medesima.
Punto 1.C: qui, in 2000 caratteri, bisogna descrivere la propria realtà e la squadra di lavoro. Consigli: cerca di spiegare bene cosa fate, come siete strutturati, come sono divisi i compiti, chi si occupa di cosa. Non guasta anche dare un’idea, brevissima, dei curricula di chi fa la domanda, puntando, naturalmente, su quello che di lavorativo si è fatto nell’ambito del giornalismo digitale. La cosa ideale, secondo me, è dare l’idea di una struttura solida, composta da persone flessibili ma con compiti ben definiti.

Nel punto 2 occorre specificare (2.A) che tipo di organizzazione siete e dov’è localizzata la vostra organizzazione (2.B-F), la registrazione alla camera di commercio (se ce l’avete. Se no, niente) e il luogo in cui lavora la squadra che si occupa del progetto (essendo medio-grande, il modulo contempla l’ipotesi di più sedi di lavoro della società). La data di creazione dell’organizzazione, il numero di impiegati a tempo pieno, il numero di giornalisti che ne fanno parte  (2.I-K). Infine, il fatturato degli ultimi tre anni.

Al punto 3. bisogna dichiarare il contatto principale per il progetto (diciamo, insomma, il vostro project manager), quello che poi, verosimilmente, verrà contattato per parlare in maniera più approfondita dell’idea se dalla Google DNI intenderanno approfondire.
Punto 4. Ovviamente il sito. Se ce l’avete. Diciamo che mi sembrerebbe meglio averlo. Così, a naso. Ma a Google sono molto gentili e ti dicono di scriverlo «se ne hai uno».
Ai punti 5 e 6 bisogna rispondere se e solo se in qualche modo ci sono punti di contatto fra la vostra realtà e organizzazioni governative.
Fin qui tutto facile, giusto?

Sezione 2

Si entra nel vivo. Al punto 7. ultima parte, diciamo così, strettamente burocratica. Se partecipate con la vostra organizzazione in collaborazione con altre, dovete specificare di ciascuna organizzazione partner nome – numero di registrazione – indirizzo – contatto. Se no si passa oltre.

Punto 8. Il titolo del progetto. Che suggerire, qui? Trovate un nome accattivante ma che, al tempo stesso, racconti perfettamente quel che volete proporre, o che ne evochi la filosofia di base. Se non esistesse già, per esempio, il progetto che proporremo io lo chiamerei Slow News, visto che è un nome molto efficace.
Punto 9. Questi sono i 1200 caratteri in cui ci si gioca il primo approccio al progetto. Bisogna essere chiari, lineari ed efficaci. 1200 caratteri si possono leggere ad alta voce in un minuto e mezzo. Di fatto è come scrivere un pitch del progetto. Il mio suggerimento è quello di scrivere tutti gli elementi caratterizzanti del progetto, che poi si espanderanno nei punti successivi. Per forza di cose ci saranno delle ripetizioni. Poi, una volta che avrete compilato tutti i punti, ritornerete su questo e lo raffinerete, finché non sarà perfetto. Un consiglio: almeno nel punto 9 utilizzate tutti i caratteri che avete a disposizione.
Punto 10. Da una a tre «tag» che descrivono il vostro progetto circoscrivendone l’ambito di riferimento e consentendone una categorizzazione.
Punto 11. Una descrizione più precisa del progetto. Di fatto è un ampliamento del punto 9. Ci sono 5000 caratteri a disposizione, quindi è il momenti di entrare in profondità. La richiesta è quella di focalizzarsi sul risultato finale che ci si prefigge di ottenere e sull’impatto che si pensa avrà il vostro progetto. Impatto è una delle parole chiave per il giornalismo del presente e del futuro, secondo molti analisti (e probabilmente dovrebbe esserlo a prescindere): significa, molto semplicemente, che il progetto che si propone deve avere un alto valore aggiunto e deve incidere in qualche modo nell’ecosistema giornalistico, nel rapporto fra giornalisti, fra giornalisti e lettori, nelle dinamiche dell’industria editoriale online.
Punto 12. L’innovazione. Qui vanno descritti prima di tutto il progetto dal punto di vista tecnologico ed editoriale e il tipo di prodotto che poi verrà distribuito. Attenzione: il bando non richiede di inventarsi il nuovo Facebook. Innovare vuol dire creare qualcosa che non c’è ancora, qualcosa che modifica lo status quo. Anche qui ci sono 5000 caratteri a disposizione. Senza esagerare e senza «promettere» cose che non si possono mantenere, bisogna tenere presente, per partecipare al bando, che questo è un requisito essenziale per la partecipazione stessa. Il fondo si chiama Innovation Fund. In questo punto bisogna specificare che cosa rende, effettivamente, il vostro progetto innovativoPuò essere un elemento tecnologico, una combinazione di elementi tecnologici ed editoriali o altro ancora. 5000 caratteri a disposizione non significa che si debba esagerare: usate quelli che servono. Usate parole semplici, non pompose, ma non minimizzate: esaltate al massimo tutte le caratteristiche del vostro prodotto finale. Siate specifici, non generici. Mostrate come il vostro progetto innova, ma fate capire anche che è fattibile.

Punto 13: a dimostrazione del fatto che il tema dell’innovazione sta molto a cuore a Google, qui bisogna (in altri 1000 caratteri) estendere la descrizione del progetto all’ambito di riferimento più ampio: l’intero ecosistema del giornalismo digitale e delle news. In altre parole, se nel punto 12 avete offerto una descrizione dettagliata e tecnica del progetto prendendo in considerazione gli elementi che lo rendono nuovo, qui dovete dimostrare che le novità hanno un impatto non solo limitatamente al progetto, ma possono stimolare, favorire, indurre in qualche modo – lo dovete spiegare voi, quale – un cambiamento in tutto l’ecosistema giornalistico. Deve favorire la collaborazione fra giornalisti o con altri esponenti dell’ecosistema nel quale lavoriamo. Anche qui: non si tratta di inventarsi il fuoco. Pensate all’idea proposta dal gruppo di lavoro di Barbara D’Amico, che Barbara raccontava ieri. Quell’idea individua un bisogno, un elemento che si può obiettivamente migliorare e razionalizzare (la relazione fra giornalisti e uffici stampa) e si propone di creare uno strumento nuovo (cioè innovativo) per migliorarlo e razionalizzarlo. Fine.
I tre criteri secondo i quali la Google DNI valuterà il progetto sono proprio

impatto (per avere impatto, secondo Google, il progetto deve essere chiaro e specifico, non generico, non si deve focalizzare su tutto il mondo del giornalismo ma su una cosa ben precisa; al tempo stesso dev’essere possibile immaginarne l’impatto anche su larga scala)
innovazione (i progetti prescelti saranno quelli che utilizzano, per esempio, tecnologie esistenti in maniera innovativa. E che comportano anche una trasformazione, una crescita nella realtà proponente)
fattibilità (il progetto dev’essere chiaro, avere una serie di tappe di sviluppo precise e definite, essere «misurabile» nei termini della sua evoluzione, deve funzionare, dev’esserci un potenziale e evidente ritorno sull’investimento)

Punto 14. Questo è molto semplice: bisogna indicare la fase del progetto, che può essere embrionale, in fase di definizione, di progettazione, di sviluppo, di implementazione o di lancio (il progetto non deve essere stato lanciato né deve essere operativo, nel momento in cui si fa la domanda, e nessuna spesa sostenuta prima dell’eventuale accordo di finanziamento si potrà proporre in fase di rendicontazione).

Punto 15. Quanto si vuole ricevere da Google. Qui occorre ricordare che stiamo vedendo la guida per progetti medio-grandi. I singoli possono partecipare solo al bando per prototipi (quindi fino a 50mila euro di finanziamento possibile: nel caso dei prototipi il finanziamento copre il 100% dei costi). Qui bisogna fare bene i conti e fare un business plan accurato. E ricordarsi che Google finanzia, per i progetti medio-grandi, fino al 70% del budget totale (a sua discrezione può aumentare la percentuale, ma non pensiamo a eccezioni).  È importante leggersi bene quali sono le spese ammissibili:

pagamento del personale per il lavoro sul progetto
costi di realizzazione, acquisto di licenze, hardware, software necessari per il progetto (inclusi project managementdesign per l’user experience, costruzione e mantenimento di databasehosting del dominio…)
spese di marketing (attenzione: non più del 20% del finanziamento)

Non sono ammissibili spese generali di struttura (ad esempio: commercialista, affitto della sede e via dicendo).

Punto 16. Questa è una sorta di analisi della concorrenza. 4000 caratteri da non sottovalutare, perché è in questo punto che dimostrate di sapere che ci sono anche altri, nel mondo, che possono aver avuto idee simili, aver trattato il medesimo tema. Dovete, in altre parole, dimostrare di aver studiato, di saper descrivere anche eventuali idee di terzi, di aver tratto ispirazioni da casi di successo o lezioni da casi di fallimento. Dovete dimostrare di sapere se qualcuno ci ha già provato e di dimostrare, in quel caso, in cosa il vostro progetto è differente, o quali elementi di altri progetti diversi mette insieme per migliorarli. Notate che anche questo campo è obbligatorio: semplicemente, non è possibile – e lo sanno anche a Google – che vogliate fare qualcosa che non è mai stata pensata in altro modo da altri. È proprio qui che si nasconde, ancora una volta, il tema dell’innovazione. Come compilerei questo punto? Così. Ecco Google, guarda, questi sono gli esempi che hanno fatto queste cose in questo modo. Noi le faremo meglio e in maniera diversa, in questi punti.

Punto 17. È il piano dei costi, che prevede, in questo caso, che si inserisca il budget totale, non solo quello eventualmente finanziato da Google.
Come vedete, prevede una divisione che rispecchia le spese ammissibili descritte nei termini e condizioni con:

Pagamento personale non editoriale
Spese editoriali (sia sullo staff del progetto – sembra una cosa scontata, ma è molto importante, vuol dire che potete considerare il vostro stesso compenso, nel budget – sia su freelance)
Acquisto di attrezzature, strumenti, hardware
Acquisto di licenze
Altro materiale per il progetto
Spese di marketing (fino al 20% del finanziamento, non del budget totale)
Altri costi (da dettagliare, nel caso, spiegando che tipo di costi sono)

Lo schema è molto semplice. Consiglio di fare molto bene i conti, di non mettere cifre a caso, e di spalmarli su due anni (che è il periodo massimo di tempo da sottoporre per il bando).

Sezione 4
È quella in cui si deve dimostrare la propria capacità di pianificazione e di valutazione del progetto nel corso della sua realizzazione.
Per farlo (punto 18) occorre avere le idee su quali siano gli indicatori chiave di prestazione. Non è una cosa semplicissima, di base dovrebbe essere un lavoro affidato a un analista. Ma se avete un progetto, saprete bene – e se non lo sapete, dovete saperlo per forza – quali sono i parametri che rappresentano il successo (o l’insuccesso del progetto). Quali sono le metriche che lo caratterizzano. Fateci caso: ci sono ben 6000 caratteri a disposizione. Vuol dire che non è una cosa di poco conto. Siccome analisti non ci si improvvisa e non è detto che tutti bazzichino con le metriche, il mio consiglio è quello di leggere un testo che ne parli. O, meglio ancora – io l’ho fatto – di iscrivervi a iscrivervi a KPILibrary. L’iscrizione si fa in maniera facilissima e il progetto è molto chiaro: vi offre, categorizzate per settore di riferimento (quindi anche per media e internet, per esempio) le metriche e le KPI più utilizzate. KPILibrary è foriera di molti spunti, non solo per questo bando, e può darvi una grossa mano a individuare gli indicatori corretti e a far capire che sapete di cosa state parlando (esempi di indicatori? Dai più banali, come il numero di utenti o le visite su un sito a quelli più evoluti, come per esempio la durata media di un abbonamento, o il turnover degli abbonati o il numero di conversazioni che si sviluppano nel tempo a proposito di un determinato argomento). Non sottovalutate questo punto, compilatelo bene. Del resto, se non sapete misurare la vostra idea, avete un problema.
Punto 19. Qui da Google sono molto buoni e ti chiedono un piano di monetizzazione, ma solo «se è disponibile». Il mio consiglio è di renderlo disponibile e dettagliarlo utilizzando i 5000 caratteri a disposizione. Se avete un’idea per un progetto, pensarla in termini di sostenibilità e di ricavi è semplicemente fondamentale, ed è ovvio che, in fase di compilazione di un bando, mostrare di avere le idee chiare in merito è un punto a favore (forse anche più di uno). Valutate tutte le possibili leve per massimizzare i ricavi, non sovrastimateli mai, anzi, siate pessimisti, e in fase di descrizione mostrate che avete bene in mente in quale modo il vostro progetto potrà far soldi e garantire una continuità nel tempo, una sostenibilità. Usate la teoria dell’economia delle soluzioni parziali: tutte le leve possibili, che siete in grado di sviluppare, di mantenere, a cui stare appresso. Ci sono molti modi di monetizzare un progetto digitale. E ricordatevi che su Wolf, qualche tempo fa, vi ho proposto un modello di business per il giornalismo del futuro. Contiene indicazioni utili, a mio modo di vedere, anche per compilare questo punto. Non lasciatelo in bianco e non improvvisate. Farà bene, in generale, a questa e ad altre idee che potrete avere.
Punto 20. Una visione chiara da qui a due anni. Se avete un progetto, vuol dire che pensate di portarlo avanti. In 2000 battute dovete dimostrare questo, indicando una progressione chiara del vostro progetto, descrivendone la scansione temporale. Chiedetevi dove dovrà essere arrivata la vostra idea fra due anni, rispondete per prima cosa a questa domanda, che poi è l’obiettivo finale. Dopodiché, definite le tappe che dovrete per forza seguire per arrivare all’obiettivo finale e spiegatele nel modo più dettagliato, chiaro e semplice possibile.
La maggior parte di quel che abbiamo visto fin qui è utilissima, come dicevo, per tutti i progetti che ci possano venire in mente. Un business plan, le idee chiare sui costi certi e sui possibili ricavi, la sostenibilità, il piano d’azione, le tempistiche, gli obiettivi, l’innovazione, l’impatto delle proprie idee non sono invenzioni della Google DNI.

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