Wolf. 36

Ehi, mamma! Ho parlato con un bot su Facebook

Se dovessi scommettere sulla prossima buzzword – anzi, se devo essere sincero, non la sopporto più già oggi –, scommetterei che sarà bot. Soprattutto da quando Facebook ha parlato di bot. E da quando lo ha fatto nella persona di Mark Zuckerberg, che ha arringato il mondo dal palco del Facebook F8 (nel prossimo numero di Wolf, il 37, che uscirà martedì 18 aprile, un’analisi ragionata di tutto quel che è emerso dalla conferenza: non perderlo).
Così, che ho fatto? Mi sono messo a chiacchierare con un bot. Per la precisione, quello della CNN. So che la CNN ha un bot perché lo hanno detto alla conferenza di presentazione del futuro di Facebook. Quindi, ho aperto Facebook, aperto la chat (aka Messenger), ho cercato la CNN e ho salutato, educatamente.

Il bot saluta a sua volta. Mi dice «Ciao, cominciamo». Poi mi spiega che mi manderà «storie importanti» tutti i giorni. Poi mi dice «Ciao, cominciamo». Va be’, è un bot. Dopodiché, mi fa scegliere fra tre opzioni. Top Stories sono le più importanti del giorno o del momento.

Il bot della CNN mi dice che sono successe molte cose nel mondo (grazie, senza questa precisazione non ci sarei arrivato) e mi propone un carosello di notizie che possono scorrere: dice che sono le più importanti di oggi.
Se clicco su Read Story, in un’altra tab – non sia mai che Facebook volesse mandarmi fuori da sé. Contravverrebbe alla sua regola specifica – si apre il link del sito della CNN dove posso leggermi l’articolo. Se clicco su Get a summary, gentilissimo il bot mi riassume la storia.

Se clicco su Ask CNN entro nel magico mondo in cui posso fare una domanda alla CNN (usando parole semplici. In realtà è semplicemente un motore di ricerca interno a notizie della CNN).

Non resisto e scrivo Slow news. Il bot la capisce a modo suo.

Insomma. Niente di pertinente, povero bot. Allora decido di farla facile: parliamo del tempo?

No. Evidentemente no.
Ma è come la app di Quartz!
Quindi, questo è un bot. Qualcuno, che magari la app di Quartz l’ha provata o la sta ancora usando (ne abbiamo parlato nel gruppo di conversazione su Facebook, quello riservato agli abbonati, qui e qui. Se non sei sul gruppo e vuoi entrarci, basta fare richiesta) potrebbe pensare che sia un’applicazione molto simile molto simile a questa faccenda dei bot su Messenger.
Vero. Ma Messenger ce l’hanno e lo usano almeno 800 milioni di utenti (fonte: Statista). E potenzialmente potrebbe usarlo tutto il miliardo e mezzo di utenti di Facebook.
Come dire: non hai bisogno di scaricarti un’altra app. È già tutto lì dentro.
F8
Questa, insomma, è una delle «grandi novità» (annunciate) della conferenza del 12 aprile 2016. Si tratta di una novità per utenti ma, soprattutto, per sviluppatori (infatti, anche se Zuckerberg ha trasformato l’evento in una specie di show globale da cui lanciare messaggi, si tratta di una conferenza per addetti ai lavori). Per questi ultimi, il punto cruciale è la possibilità di creare i propri bot utilizzando le API di Facebook per servire i propri utenti. Ammesso che vogliano essere serviti in quel modo.
Sì, ma come li trovo i bot?
Bella domanda. Manco a dirlo: c’è un sito con la lista di tutti i bot (mica solo quelli di Facebook). Eccoli qui, tutti i bot attualmente attivi su Facebook Messenger.
E che me ne faccio?
Questa è senz’altro una delle più grosse offensive lanciata da Facebook nel mondo digitale. Soprattutto contro Google, che sul tema bot non sembra essersi mosso. Hanno ragione su Business Insider quando dicono che Facebook sta dominando laddove Google avrebbe potuto essere sovrano indiscusso?
Sinceramente, non lo so. Sì, d’accordo: la mia prima esperienza di chat con il bot della CNN non è niente di eccezionale, ma non c’è alcun dubbio che la cosa migliorerà.
Perché dovrei cercare le notizie parlando con un bot, fingendo di avere a che fare con un essere umano? Seriamente, non è più sensato andare sul sito della CNN e cercarmele da solo? Oppure cercarle su un motore di ricerca? Non è più veloce? Non sono da solo a pensarlo. Su The Verge è apparso, mentre stavo facendo i miei esperimenti, un pezzo dal titolo Facebook’s new Messenger bots are the slowest way to use the internet, firmato da Nick Statt (lo cita anche Pier Luca nei suoi Post-it: a volte le buone letture si sovrappongono). Che finisce così il suo ragionamento:

«Nel tempo, questi bot diventeranno più “intelligenti”. Ma per il momento, fai prima a digitare su Google, a meno che tu non abbia tempo da perdere».

Ecco. Io non ho tempo da perdere. E se ci pensi, nemmeno tu.
Tutto questo, però, è perfetto per la convenienza propria di Facebook. Che consiste nel tenerti quanto più possibile al suo interno, cioè nel massimizzare il tempo di permanenza su Facebook stesso.
Copiamo i cinesi!
Questi bot si useranno anche per prenotare servizi. Per comprare prodotti. Per tutto. Almeno, negli intenti della squadra di Zuckerberg, che si sta muovendo esattamente come WeChat in Cina. Già. WeChat (che nasce nel 2011, sostanzialmente come «clone» di WhatsApp, che invece è del 2009) ha aperto la possibilità di comprare al suo interno già nel 2014, con grande successo in termini di monetizzazione. Per un sistema di messaggistica istantanea molto usato può essere davvero un’ottima idea consentire acquisti in-app. Ma non c’è bisogno di farlo simulando un rapporto «umano». Almeno, io la vedo così.
Finisce a bot?
E a volte questi bot finiscono male. È il caso di Tay, l’intelligenza artificiale di Microsoft su Twitter. Dopo due giorni di interazioni con gli utenti è diventata sostenitrice di Hitler e sessista e ha iniziato a utilizzare un linguaggio volgare, costringendo gli sviluppatori a metterla a nanna. Poi è tornata una prima volta e ha inondato i suoi follower di spam (storia vera). Adesso è tornata una seconda volta ma i suoi Tweet sono privati (per prevenire i troll) e io, per esempio, sono ancora in attesa di approvazione (ormai da tre giorni), chissà perché. In ogni caso, i finali teorizzati dalla fantascienza non sono per nulla ottimistici. Consoliamoci con una serie di punti fermi:

per ora è evidente che un bot è un bot e non un essere umano
non siamo obbligati a  usare i bot
ci sono molti modi per evitare di usare un bot. Uno di questi, per esempio, è comportarsi da essere umanoÈ chiaro che questi strumenti miglioreranno. Ma potrebbero anche rivelarsi inutili, in molti settori. Per esempio: sono certo che non abbiamo bisogno di nessun bot per comprare prodotti online.

Wolf non riesce a trovare quel che stavi cercando