Wolf. 101

Facebook ha bisogno di buoni contenuti
Un po’ come la bolla di Adwords che, nei primi anni 2000 ha portato a comprare annunci su pagine che non contenevano un bel niente se non annunci pubblicitari per far soldi (più di quanto costasse portarci la gente sopra), si potrebbe pensare che – da tempo, mica solo da oggi – Facebook consenta di fare lo stesso. Solo che le bolle scoppiano e dovremmo imparare dagli errori del passato.
Quella tecnica si chiamava arbitraggio. Si può fare anche su Facebook, ovviamente. Ma, così come – dopo aver attirato anche i pesci grossi al suo interno – Google la osteggiò, prima o poi anche Facebook la osteggerà. E scoppierà un’altra bolla.
La verità è che Facebook, per funzionare, ha bisogno di buoni contenuti, sul lungo periodo. Ecco perché spiegano, da casa Zuckerberg (la traduzione è mia, l’intervista originale a Dan Rose, Vice president of partnerships, è su Poynter) ci si vogliono impegnare. Hanno bisogno di non far fuggire gli editori e di non trasformare la loro piattaforma in una cloaca.

«Saremo più trasparenti sui cambiamenti che facciamo al News Feed. […] Abbiamo molte persone impegnate ad aiutare i nostri partner nel mondo delle notizie, perché capiscano le possibilità che Facebook offre in termini di coinvolgimento delle persone. […] Sappiamo che, per gli editori, essere in grado di continuare a pubblicare i grandi contenuti che le persone vogliono vedere su Facebook devono anche avere un business di successo».

È chiaro che poi quei contenuti Facebook li voglia quanto più possibile per sé. Ma se lo si utilizza in maniera corretta (come piattaforma promozionale) è possibile cavalcare questa sua esigenza (finché non sarà necessaria l’exit strategy).
Tutto il resto è una bolla.