Progettare significa sedere insieme allo stesso tavolo

Le realtà più disfunzionali che ho incontrato percorrendo la mia strada lavorativa avevano tutte un problema in comune: la comunicazione fra reparti. Il che significa che esistono ampi spazi di miglioramento ovunque si presenti una situazione in cui chi dovrebbe lavorare insieme lavora, invece, per compartimenti stagni.

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Il caso del Messaggero Veneto che abbiamo visto nel numero 213 di Wolf è emblematico in tal senso, perché è evidente che ci sia stata una collaborazione fra reparti.

Marianna Bruschi mi ha scritto, fra l’altro, che ho mal interpretato la frase

«Il sito www.noimessaggeroveneto.it mi piace definirlo elastico, con buona pace di tecnici, grafici e sviluppatori».

Non si trattava di una dichiarazione di incomprensioni con il reparto tecnico e di design ma di una frase molto più semplice: Marianna chiama elastico ciò che tecnici, grafici e sviluppatori chiamano responsive. Complice la frase ambigua e un evidente percorso autoconfermativo del sottoscritto – ne ho viste troppe per credere fino in fondo che un altro mondo è possibile – non ho minimamente pensato che ci potesse essere un’altra interpretazione. E invece c’era. Non solo, ma il lavoro è stato fatto veramente insieme:

«A questo progetto ci siamo seduti tutti allo stesso tavolo: giornalisti, direttori, marketing, tecnici di vario tipo, grafici, sviluppatori. Abbiamo imparato tutti parecchio. Anche a stare seduti allo stesso tavolo».

Visto che eravamo in una conversazione a tema ne ho approfittato per capire come abbiano studiato. Nel modo più logico – ma non banale – possibile:

«Abbiamo guardato soprattutto cosa fanno all’estero, sia i big che quotidiani locali (anche se si parla di stati e non regioni o provincia) americani. Poi Francia, Germania, sopratutto per capire come proponevano la membership

Per le singole componenti ci siamo iscritti a tante realtà»-

Competenze editoriali, tecniche, di marketing, di grafica devono lavorare a braccetto e sono tutte indispensabili per arrivare ad un risultato finale che in definitiva dovrebbe mettere tutti d’accordo: un prodotto sia pensato per le persone. In fondo è la cara vecchia storia che dice che le persone non comprano prodotti ma versioni migliorate di loro stesse (il disegno qui sotto è del 2013, probabilmente lo conosci anche tu)

La stessa cosa vale per le membership. Mi iscrivo, partecipo, sono disposto a pagare se e solo se quel che sto comprando, pagando, in realtà mi fa sentire in qualche modo una persona migliore.

È assolutamente impossibile sperare di generare questa sensazione in qualcuno senza un prodotto e una strategia di comunicazione a supporto che siano elaborate in un contesto di multidisciplinarietà, condivisione dei saperi e co-progettazione.