Non avrai altro snippet all’infuori di me

Lo snippet, in un motore di ricerca, è un’anteprima del contenuto a cui quel motore di ricerca ti rimanderà. Su Google, lo snippet è un’entità variabile. Nella maggior parte dei casi puoi determinarne il contenuto, con le debite eccezioni. A volte Google ti mostra messaggi personalizzati, come in questo caso: la descrizione della homepage è esattamente quella che ho stabilito io. La riga sotto è un servizio di Google, che mi dice quando ho visitato una certa pagina l’ultima volta da loggato su Google.

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In questo secondo caso, Google prende uno snippet approfittando del fatto che c’è un indice di pagina e che quell’indice di pagina corrisponde anche alla ricerca fatta sul motore. In altre parole, siccome la keyword ha, come risposta che per Google è buona, un paragrafo specifico della pagina ben posizionata, e siccome quel paragrafo ha un suo titolo con un link di ancora, Google propone lo snippet in questo modo.

Qui ho potuto determinare questo comportamento, conoscendo il funzionamento del motore di ricerca, e “forzandolo” a scrivere quel “Passa a Il border collie e bambini“. Quel che viene dopo è preso automaticamente dalle prime righe del paragrafo. In altri casi non posso farci proprio niente: Google farà un mix fra quello che ho “imposto” a livello di codice (è più facile di quanto si possa pensare) e quanto pensa sia utile a chi ha fatto la ricerca, facendosi guidare dalla ricerca stessa, evidenziando le parole pertinenti nello snippet stesso.

È molto importante capire che lo snippet è un’entità variabile e che dipende dalla piattaforma che lo eroga. Quindi, bisogna studiarne il funzionamento e capire come imporre quel che si può imporre e come trarre vantaggio, eventualmente, dal resto.

Per sperare che vengano erogati snippet con il “passa a” si possono usare plugin come questo (se hai WordPress, se no analoghi).
In maniera più generale, i tre elementi dello snippet di Google sono il Title Html, la URL o permalink e il sommario o abstract.

Ma non ci sono mica solo gli snippet su Google.

Su un social network che consente la ricondivisione di un link cliccabile (come Facebook, non come Instagram), ancora una volta, lo snippet è l’anteprima di quel contenuto. Su Facebook, lo snippet consiste di immagine, titolo e descrizione, + informazioni sul sito web.

Se gestisci un sito puoi modificare titolo, descrizione e immagine. Io faccio tutto con la funzione social di Yoast, per esempio (senza bisogno di passare alla versione a pagamento).


Modificare uno snippet, agire su di esso, che ci si trovi su un motore di ricerca o su un social network, è molto importante. Non perché, come molti pensano, questo influenzi il posizionamento sul motore. Ma perché è un fattore di incremento del click-through rate. Se mi appari perché ho cercato su Google, se mi appari nel feed di Facebook e quel che è scritto è curato e mi interessa, magari clicco. Se è sciatto e fatto male probabilmente non clicco.

Il pistolotto introduttivo a tema snippet è necessario perché, come probabilmente saprai, lo snippet è uno degli oggetti del contendere relativamente alle applicazioni della controversa direttiva sul copyright, che è stata prontamente posta in essere dalla Francia.
Cosa hanno fatto i francesi a luglio 2019? Semplice: hanno stabilito che gli editori possono negoziare con Google e Facebook e Twitter per essere pagati quando questi mostrano i loro snippet.

Come ampiamente previsto da queste parti, però, le piattaforme possono fare a meno dei contenuti giornalistici. Per questo dovremmo studiarne la convenienza specifica e sfruttarle a nostro vantaggio fintanto che è possibile (mentre, se si vogliono fare pressioni politiche, si devono fare in termini di antitrust o di interoperabilità, per esempio) la reazione di Google è stata prevedibile: hanno deciso, semplicemente, di non mostrare più gli snippet delle testate giornalistiche europee (tutte, non solo quelle francesi) in Francia. E ciao.

Possono farlo? Eh sì. E in più, per gradire e come nota a margine e per dare un minimo di contesto storico, dice la corte Europea, possono anche evitare di rimuovere i contenuti che gli sono stati imposti in rimozione da uno stato, fuori dai confini nazionali (il che, come spiega Bruno Saetta, non è una vittoria di Google. È un sano principio che tutela la libertà di stampa).

Fatto sta che in territorio francese (eh sì, internet ha i confini, o almeno si sta cercando di metterglieli) E così, chi ha testate giornalistiche, a fine settembre 2019 si è visto recapitare un messaggio dalla Search Console di Google. Un messaggio che fa così.

Quindi, volendo puoi richiedere che il tuo snippet venga mostrato. O altrimenti accetti la decisione di Google.

Del resto, essere indicizzati su Google è anch’essa una scelta (che ha i suoi bravi vantaggi in termini di traffico, naturalmente).

Se si va ad approfondire, questa è la pagina di spiegazioni di Google. Senza azioni, quando dovesse esserci un contenuto posizionato su Google di una testata giornalistica sarà così, qualsiasi sia la pagina da esporre.

Ovviamente una delle preoccupazioni delle testate di turno sarà: che mi succede? Vengo penalizzato?

Google dice:

«Alcune funzionalità dipendono dalla disponibilità di contenuti in anteprima, ad esempio non può esserci uno snippet in primo piano se non è disponibile uno snippet.  Altre funzionalità potrebbero cambiare l’ordine dei risultati in modo da raggruppare quelli che occupano meno spazio in quanto presentano anteprime ridotte.  Oltre a queste considerazioni di progettazione, Google non apporta modifiche al ranking nella Ricerca sulla base dello stato di organizzazione giornalistica europea. Tuttavia, potresti riscontrare una variazione della CTR a seconda della preferenza degli utenti per uno stile di anteprima o un altro».

Quindi: ovviamente non potrai ambire alla posizione zero, quella in alto. Ovviamente Google si prende il diritto di riadattare il risultato a come viene fuori il tutto “stilisticamente”, secondo le sue funzioni. E poi ti avverte: siccome lo snippet non c’è più potrebbe diminuire il click through-rate.

Il che, per i motivi che abbiamo visto sopra, è del tutto ovvio. Se il CTR scende, scende anche uno dei parametri indispensabili per il posizionamento (se l’algoritmo “vede” che mostra dei risultati e nessuno – o pochissimi – ci clicca, interpreta questo comportamento di esseri umani come un segnale negativo per il sito). E quindi, di fatto, verrai di certo penalizzato in SERP di Google, caro giornale francese che hai deciso di fare a meno di Google.

Questa pressione politica per risolvere una questione complessa con una stretta sul copyright è esattamente il contrario del “guardar lontano” di cui parla il quaderno sull’innovazione di Wolf.

Facebook e Twitter, al momento di scrivere, non ha noancora preso le proprie contromisure: ci aggiorniamo sul tema.

(AP)