Maneggiare il Power Editor di Facebook oggi

Quando ci si addentra nelle questioni più tecniche delle piattaforme che vale la pena di imparare ad usare – come sceglierle te lo dovrebbe suggerire il tuo pubblico, non i tuoi preconcetti – si rischia di rimanere imbrigliati nei manuali di istruzioni online, quelli ufficiali che non legge nessuno, oppure di arenarsi sui famigerati tutorial che trovi online e che troppo spesso non vengono aggiornati e restano lì, contenuti obsoleti e pressoché inutili.

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Oggi vediamo insieme una delle funzioni del Power Editor di Facebook, che serve per gestire in maniera evoluta non solo campagne promozionali ma anche per gestire creativamente i post che condividi sulle pagine che amministri (non sui profili personali) o che sono collegate a quel che fai nella vita analogico-digitale.

Rewind

Piccolo passo indietro e riassunto delle puntate precedenti. Dovrebbe essere chiaro che una pagina Facebook, oggi, va utilizzata per fare content marketing, in un sapiente mix di distribuzione-relazione-conversazione-promozione di contenuti orientato alla circolazione del marchio-lead generation-conversione. Allo stesso modo, dovrebbe essere chiaro che ci vuole un piano editoriale per i social e che bisogna conoscere l’algoritmo di Facebook, ma anche le basi della comunicazione verso il proprio pubblico (e qualche concetto tipo la banner blindness) per capire cosa pubblicare. Per esempio, alternare i tipi di post è una buona idea. Conoscere la convenienza specifica di Facebook, che è tenerti al proprio interno quanto più possibile, per capire perché non sia una buona idea condividere solo link verso il tuo sito. E via dicendo. [Se hai dubbi su qualcuno di questi concetti, scrivimi oppure vediamoci sul canale di Slack o commenta sul forum e ne parliamo].

In questo rewind, in realtà, è contenuto un mondo per nulla ovvio, visto che molte realtà cui mi approccio per lavoro hanno una visione purtroppo molto limitata di come si debbano utilizzare i social in maniera professionale.

Power editor

Fermo restando che maneggiare le pagine Facebook e le campagne è un lavoro – e come tale va trattato – credo che sia utile per tutti coloro che lavorano in ambito digitale formarsi per capire cosa chiedere a un social manager. Oppure come fare il social manager. Formarsi vuol dire anche mettersi a giocare con le funzioni di Facebook più evolute.

In un paio d’ore di formazione con Enrico Marchetto – vivamente consigliato come tutor – ho capito che avrei dovuto addentrarmi nel Power editor.

Per farla breve, il Power editor è uno strumento che si utilizza per gestire le campagne sulle pagine Facebook, in maniera evoluta. Ma può essere molto utile anche per i singoli post. Per esempio, oggi vediamo insieme come fare una condivisione normale che, però, ha come preview un video anziché una foto statica.

Per capirci, questo è il classico post che trovi su Facebook quando si condivide un link che porta fuori da Facebook. Testo più foto più link.

Al posto della foto si può mettere un video (o uno slideshow, che ormai è la stessa cosa). Avrai visto che viene fatto con le inserzioni ma si può fare anche con i post normali su pagina. E per farlo si usa, appunto, il power editor. Perché farlo? Be’, per esempio perché fa più engagement.

L’esempio pratico che puoi declinare per qualsiasi ambito

Per far girare un po’ il marchio di Wolf e poi fare una buona campagna abbonamenti che non sia troppo a freddo abbiamo creato la pagina Facebook di Wolf. Bisogna metterci dei contenuti, e non possono essere solamente i link ai numeri. Anche perché questi benedetti numeri sono dietro una sorta di paywall: o paghi o non li puoi vedere. Ci vuole anche del contenuto free, per provare a portare persone che ancora non ci conoscono sul sito (anche il sito andrebbe migliorato e ci vorrebbe una landing page decente. Lavoriamo anche a questo e vedremo insieme come).

Uno di questi contenuti da utilizzare è, per esempio, il manifesto di Wolf, che ha funzionato molto bene in passato. Voglio ricondividere il post. E voglio farlo mettendo, come preview del post, non una foto ma lo slideshow dei 10 punti del manifesto. L’obiettivo è chiaro. Vediamo come arrivarci.

Per iniziare, il Power editor lo trovi qui. Sul manuale online di Facebook trovi le basi per creare il tuo account pubblicitario– sì, devi creartelo per iniziare, anche se non intendi pagare –, quindi non ne parliamo. Devi avere anche almeno una pagina da amministrare.

Dentro al Power editor c’è la possibilità di creare una nuova campagna. Vedi che in alto c’è l’account di Wolf.

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Quando ti si apre la finestra, la cosa più semplice che puoi fare è seguire la creazione guidata (in un secondo momento ti consiglio di lavorarci a manina, perché come al solito è molto utile).

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Facebook vuole renderti la vita quanto più facile possibile, quando devi spendere dei soldi da lui.

Questa è l’interfaccia che si apre a questo punto.

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Ora, se questa guida fosse orientata a lavorare sulle campagne a pagamento dovremmo occuparci di analizzare le singole voci di obiettivo di marketing. ne parleremo in futuro, perché andrà fatto.

Ma qui stiamo lavorando con lo strumento per arrivare ad avere un post organico diverso dagli altri. Comunque.

Già che ci sono, visto che qualcosa devo scegliere e visto che faccio girare un post che conterrà un link al sito dove giace Wolf, allora scelgo come obiettivo traffico.

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A questo punto si apre l’interfaccia per generare il gruppo di inserzioni.

Gli do un nome. Lo chiamo «Wolf – 10 comandamenti slideshow»

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Più sotto ho una serie di campi e decisioni da prendere che riguardano tutti la parte a pagamento. Ma anche qui, già che ci sono prendo queste decisioni, casomai poi decidessi di far partire sul serio una campagna. Devo scegliere il mio pubblico. Ho chiesto a Facebook di creare un pubblico sosia rispetto agli attuali fan di Wolf, per esempio.

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Poi posso definire luoghi, età, sesso e altre caratteristiche (posso farmi aiutare dagli insights di Facebook per capire qual è il mio pubblico). Per esempio, così.

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Potrei anche mettermi a fare una bella targettizzazione per interessi espressi, ma non è il caso, per il momento. Mi accontento.

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Potrei anche includere o escludere persone già legate alla mia (o alle mie pagine).

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Dico a Facebook di mostrare i miei annunci solamente sulla rete Facebook. Ci saranno anche casi in cui Instagram e l’Audience Network funzionano, ma non è questo (e comunque, lo ripeto, ti sto mostrando questi campi giusto per accademia e perché tu sappia che esistono se non ci hai mai lavorato).

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Definisco anche il budget (per obiettivo traffico il minimo è 5 euro al giorno) e l’ottimizzazione (click sullink, in questo caso).

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Il resto non è il caso di vederlo. Anche perché alla fine della procedura ci ricorderemo di dire a Facebook che, no, non vogliamo spendere un centesimo! Andiamo avanti.

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Ora viene il bello.

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Scelgo slideshow.

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Clicco sul +. Si apre una piccola, rudimentale timeline di editing.

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Clicco sul + che c’è nel primo riquadro della timeline.

Si apre una nuova finestra. Clicco su Carica immagini e ci trascino dentro le immagini che mi servono. Mi ero già preparato a parte le 10 .jpg dei 10 comandamenti di Wolf.

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Finito il caricamento, nella banda grigia appaiono le miniature e posso cliccare su Conferma.

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Al click, mi ritrovo di nuovo nella timeline di editing.

Il mio slideshow è già pronto per una preview (basta cliccare play). Per scambiare l’ordine delle immagini devo usare il più banale dei drag and drop, ovvero scambiarle di posto finché la sequenza non mi soddisfa. Posso scegliere quanto deve durare la singola immagine (trattandosi di scritte cerco di valutare bene il tempo di lettura), posso scegliere se far sì che fra un’immagine e l’altra ci sia una dissolvenza o se preferisco uno stacco netto (a me piacciono gli stacchi, sono un fanatico di In un batter d’occhi di Walter Murch, ma magari a qualcuno piacciono le dissolvenze. A me fanno venire in mente due cose: o sono perfette e studiate, tipo Storaro in Dick Tracy, oppure sono filmati da matrimonio).

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Posso anche scegliere la musica (orrende basi free di Facebook. Quel che passa il convento).

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Puoi anche caricare tu un brano. Ma devi averne i diritti. Quando ho scelto i parametri che posso personalizzare, finalmente basta cliccare su «Crea slideshow» in basso a destra e il sistema si crea il video così come l’ho impostato. A questo punto devo lavorare sulla «creatività».

Intanto mi sincero che l’inserzione sia collegata alla pagina giusta. Wolf.

Poi compilo i vari campi.

La URL del sito è, ovviamente, la pagina cui si deve atterrare in caso di click. Visto che ho deciso di portare eventuali lettori interessati sul manifesto di Wolf, la URL sarà ovviamente http://www.slow-news.com/2016/01/manifesto-per-professionisti-della-comunicazione/. Tutti gli altri campi vanno a popolare una parte specifica del post su Facebook. Ecco come.

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A destra puoi simulare la tua inserzione su desktopmobile, per esempio.

Non ho toccato l’invito all’azione, perché mi piace che sia Scopri di più. E infatti vedi che appare come pulsante.

C’è ancora un elemento di cui parleremo più avanti, non qui ma in uno dei prossimi numeri di Wolf (spero di riuscire a farne parlare proprio Enrico Marchetto), ed è il pixel di tracciamento. Non è un elemento da poco. Anzi, è uno strumento potentissimo.

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Io ce l’ho, e lo uso e sto cominciando a fare esperimenti in merito, quindi oltre alla lezione da chi lo utilizza da tempo per lavoro ci sarà anche l’opinione del niubbo. Che non fa mai male.

Il lavoro è finito. Ora guarda cosa combina Facebook. Siccome da un lato sa che se metti troppo testo potresti farcire i tuoi video o slideshow o compagnia bella di URL o di chissà cos’altro, allora ti avverte che l’inserzione potrebbe addirittura non essere pubblicata (le inserzioni vanno approvate!) o comunque raggiungere meno pubblico del previsto. Ma noi, per il momento, non vogliamo affatto pagare, ricordi?

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Però annotati questa cosa, perché è importante che tu lo sappia. Facebook preferisce immagini delle inserzioni con poco o senza testo. Quindi, a meno che non ci siano le dovute eccezioni in ballo (che ne so: devi promuovere la locandina di un film? Be’, allora c’è per forza del testo. E il sistema dovrebbe essere progettato per capirlo da solo in maniera algoritmica e in base a tutte le informazioni che gli hai dato)

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Clicco in basso a destra su Controlla ordine. Si apre una finestra di riepilogo. Per non perdermi rinomino anche la campagna come avevo nominato il gruppo di inserzioni.

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E chiamo allo stesso modo anche la campagna. Quindi, clicco su «Ordina».

Facebook mi ribadisce che siccome ho troppo testo potrebbe rigettarmi l’inserzione.

Pazienza. Continuo. Poi vado in Gestione Inserzioni e disattivo immediatamente la campagna, in modo che Facebook non inizi a farmi pagare. Ho un po’ di tempo per farlo, visto che qualsiasi inserzione va controllata e validata, ma meglio togliersi il pensiero subito prima di regalare soldi a Zuckerberg non volendo.

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Ecco, il grosso è finito. Adesso vado su Power Editor –> Tutti gli strumenti –> Post della pagina.

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Trovo fra i post delle inserzioni il mio slideshow.

Lo seleziono, clicco su azioni e poi su pubblica.

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Ecco fatto. Adesso cosa succede? Succede questo. Sulla pagina Facebook di Wolf mi trovo il mio bel post, in tutto e per tutto uguale ai post «normali», solo che ha il mio slideshow con la musichetta come preview. E questo, anche se ci sono le scritte, dovrebbe far funzionare meglio il post in termini di engagement. Ecco come appare incorporato.

Una decina di minuti dopo la pubblicazione, Facebook mi fa sapere che la mia inserzione (che nel frattempo ho disattivato) è stata comunque approvata, anche se c’era tanto testo nelle immagini.

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Il che tutto sommato è una buona notizia, perché se il post andrà bene «organicamente», come penso, la campagna è comunque lì, disattiva ma pronta per funzionare, casomai decidessi di attivarla per raggiungere un po’ di pubblico con questo contenuto. E poi per portarmi una parte di quel pubblico nel mio stadio di proprietà.

Un ultimo elemento interessante è il fatto che se arrivi alla fine del video, Facebook ti propone una call to actionun invito all’azione che è quello che appare anche nel pulsante.

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Dal mio punto di vista, questa condivisione soddisfa tutti i requisiti che dovrebbe avere:

  • piace all’algoritmo di Facebook perché ha il video
  • dovrebbe piacere alle persone realmente interessate
  • grazie al pixel di tracciamento mi permetterà di raggiungere nuovamente quelle persone con altri contenuti (magari con la campagna di abbonamenti)
  • è un contenuto per gli abbonati di Wolf.