Fabula 2 / Il microcambiamento

Chiunque si trovi davanti a un problema da affrontare deve contemporaneamente comportarsi come un principiante, altrimenti non proverebbe neanche a risolvere un problema impossibile, e come un esperto, altrimenti non saprebbe da che parte affrontarlo per risolverlo. Ti ho consigliato di usare le mappe concettuali per smontare un problema, un argomento, un prodotto e per tornare a vederlo in tutta la sua complessità.

___STEADY_PAYWALL___

Niente è davvero semplice, se lo guardi abbastanza da vicino; smontare vuol dire ritrovarsi tanti piccoli pezzi, ciascuno interessante in sé e quasi tutti funzionanti ed efficaci, tranne un paio, esattamente quelli su cui intervenire.

Una volta smontato niente è così solido da non poter essere cambiato o migliorato, a patto di accettare di lavorare per micro-cambiamenti e non direttamente alla soluzione finale (che spesso arriva troppo tardi, quando intorno è già tutto cambiato).

I piccoli cambiamenti, quelli facili da applicare e facili da eliminare, sono il cuore dell’approccio noto come «Design Thinking», basato tutto sul testare dei prototipi e imparare dai test prima di passare alla produzione vera e propria. Questo approccio è particolarmente utile se si lavora nella comunicazione digitale, perché ogni contenuto può essere visto e usato come un prototipo, cioè come un qualcosa che compie un’azione e contemporaneamente raccoglie informazioni anche quando fallisce.

Un piano editoriale è un ottimo esempio di prototipo continuo, perché testare nuovi linguaggi o nuovi argomenti è relativamente poco costoso e le informazioni che si possono raccogliere sono preziose anche quando non succede nulla.

Facciamo un passo indietro: abbiamo smontato un argomento per generare idee nuove a partire da un tema apparentemente scontato. Una volta che abbiamo un discreto numero di argomenti collegati all’idea di partenza possiamo passare alla fase successiva, che può essere fatta in due modi:

  1. se devo risolvere un problema indico (con simboli o con colori) quali dei nodi trovati possono restare così come sono, quali possono essere eliminati e quali possono restare, ma fatti in modo diverso. Questi ultimi sono i più preziosi, perché è più facile avere idee su come trasformare una cosa giusta, ma fatta in modo sbagliato. Io per esempio facendo una mappa del mio modo di lavorare ho scoperto che, quando sono bloccata, devo andare a lavorare da un’altra parte, anche in casa, meglio se con il portatile poco carico.
  2. se devo generare idee a partire da un argomento indico (con simboli o con colori) quali dei nodi trovati sono ormai esauriti/troppo visti, quali sono completamente nuovi e quali possono essere trasformati modificando dei dettagli, soprattutto nel format. Per fare un esempio: se le videoricette sembrano ormai aver invaso la rete basta spostare la macchina da presa in alto per cambiare il format e renderlo molto più adatto a un pubblico completamente diverso, quello di chi non sa cucinare.

È facile che nel corso di questo lavoro nascano nuove associazioni, che possono, anzi devono essere aggiunte alla mappa.

La nostra mappa infatti dev’essere considerata come qualcosa di vivo, in modo da poter registrare tutto quello che impariamo dai test dei nostri prototipi. Per farlo in modo da far comunque avanzare il lavoro ci è utile il concetto di iterazione, che è un qualcosa che finisce pur ricominciando ogni volta da capo.

Smontare, analizzare, evidenziare e catalogare sono i punti di partenza di un ciclo che ci porterà, nelle prossime puntate, a rimontare, ideare, provare e poi decidere come proseguire usando lo storytelling per progettare il resto.

(MdB)