Cos’è successo nel frattempo

L’Uber dei camion e Amazon

L’idea non è nuova e non abbiamo trattato il tema sul nostro gruppo di conversazione, ma è necessario farlo qui. Secondo Business Insider USA, Amazon sarebbe pronta a lanciare, non più tardi della prossima estate, un’applicazione proprietaria che dovrebbe diventare l’Uber del trasporto su ruota per merci. L’Uber dei camion, in altre parole. Il che significherebbe prendere i proverbiali due piccioni con una fava. C’è il piccione del mercato delle consegne su ruota all’utilizzatore finale, che BI stima in 800miliardi di dollari nei soli USA. E poi c’è il piccione della possibilità di gestirsi «autonomamente» le consegne di tutto quanto viene acquistato su Amazon.
Ci sono già alcune startup che hanno iniziato ad occupare questa fetta di mercato, ma è evidente che l’enorme vantaggio di Amazon risiede proprio nell’essere anche e soprattutto un colossale e-commerce.

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Nulla di nuovo, ma detto bene

Il New York Times – come ci segnalano sul canale Slack di Wolf – ha lanciato un nuovo servizio per gestire il proprio rapporto dialogico con i lettori. Lettori che possono anche diventare fonte di notizie. Se si è convinti di avere documenti, segnalazioni, informazioni che possono essere d’interesse per la redazione e che potrebbero diventare la prossima grande storia, ecco che il NYT mette a disposizione una serie di canali per inviare le proprie testimonianze o racconti in maniera sicura.

Fa un po’ specie che il primo suggerimento sia WhastApp. Se non altro, dalla redazione spiegano che si possono limitare le informazioni condivise con Facebook (proprietario del sistema di messaggistica) ma che comunque WhatsApp mantiene traccia dei numeri coinvolti nello scambio di informazioni e dei metadata (inclusa data e ora dei messaggi). Il che potrebbe non essere proprio ottimale per una fonte che ci tenga alla propria sicurezza e privacy, mettiamola così.

Un po’ meglio va con l’applicazione free open source Signal, che se non altro tiene traccia solamente del tuo numero di telefono.

Siccome poi al New York Times sanno come si fa, hanno anche messo in piedi la possibilità di inviare documenti utilizzando Tor. Il che richiede un minimo di conoscenza informatica.

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E richiede anche di non inviare file che contengano virus o malware. Se no si compromette tutto il sistema. Il che significa, come immaginerai subito, che non è un sistema esattamente sicuro per i riceventi.

La cosa migliore in termini di sicurezza della comunicazione continua a sembrarmi non tanto la mail (crittografata, se proprio la si deve scegliere: al NYT mettono, giustamente, la loro chiave di crittografia PGP) quanto, piuttosto, un metodo che spiega molto bene perché, ancora una volta, il futuro sia il passato.

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La posta ordinaria. Rimane la cosa più sicura e meno tracciabile in assoluto.

Tutto è commodity

Il ciclo di trasformazione in commodity dei contenuti è arrivato in qualche modo al suo compimento. Prima sono diventate commodity le breaking news. Poi le notizie non breaking. Poi, addirittura, tutti i tipi di contenuti (foto, video, recensioni, opinioni). Infine – con l’ultima mossa di Facebook che analizziamo a parte – diventa commodity persino la verifica delle notizie! È questo il contraltare degli User Generated Content. Il punto sta nel superare l’equivoco ora che il ciclo è arrivato alla fine e non c’è più nient’altro da trasformare in commodity. L’equivoco sta nel fatto che i produttori di contenuti che lo fanno per professione (comunicatori, social media manager, uffici stampa, giornalisti) dovrebbero smettere di fare la guerra ai contenuti generati da chi non lo fa di mestiere, ai social e alla loro massa e recuperare il senso più profondo della loro professione. Che non ha nulla a che vedere con quantità e velocità, ma solo con la qualità. Sul canale di Slack, una nostra abbonata consiglia una lettura a tema. L’etica hacker e lo spirito dell’età dell’informazione [il link, come di consueto quando vengono segnalati libri, rimanda al programma di affiliazione Amazon UE, secondo quanto spiegato nella nostra dichiarazione etica].

Podcast da sentire e film da vedere

La mia scommessa è che in mancanza di cose vecchie da recuperare per il 2017, qualcuno scriverà che è l’anno della rinascita dei podcast. Sarà una balla, esattamente come la storia della rinascita delle newsletter, che non erano mai morte. Detto questo, altro suggerimento che arriva dal nostro canale Slack. È un podcast. Un’intervista al regista Adam Curtis, autore di HyperNormalization (un documentario prodotto dalla BBC e uscito nell’ottobre del 2016, da vedere assolutamente in un momento non depressivo). L’intervista non l’ho ancora sentita, ma non c’è mai stata una segnalazione da parte di abbonati di Wolf che non abbia meritato il tempo e che non si sia guadagnata sul campo il diritto di essere ripresa per essere inserita direttamente in Wolf.

Migrazioni

Quando si cambia la URL con cui si raggiunge una risorsa online bisogna sempre agire con un redirect 301 prima di cambiare la URL, onde evitare 404 massivi. Quando l’operazione è delicata e massiva, meglio utilizzare, anziché plugin di WordPress o simili, il redirect 301 via htaccess. Mi raccomando, però. Pianificate prima. E fatelo per tutte le pagine che hanno cambiato URL.