Changemap. Altro che beta testing

Uno strumento di pianificazione trasparente. Per smettere di dire che mettiamo le persone al centro e farlo. E altri prodotti di un’altra startup da tenere d’occhio. Lezioni importanti per chi lavora sul web (e non solo)

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Poi uno dice «le relazioni con i lettori». Tutto quello che segue è integralmente ispirato da una mail di una nostra abbonata, che mi ha scritto dicendomi: mi piacerebbe che Slow News (la casa in cui è nato anche Wolf) avesse due pagine così. Seguono due link.

Il primo è una specie di cosa stiamo facendo con i tuoi soldi.

Il secondo è una mappa del cambiamento.

Clicco e scopro che sono pagine di una piccola startup australiana che si chiama Hello Code., I due sviluppatori, Belle B. Cooper e Josh Sarp, hanno un approccio molto interessante e un tono di voce che può essere d’ispirazione per molti di noi che lavorano sul web. Non solo: Hello Code ha in cantiere una serie di prodotti tutti da scoprire. Insomma, per fartela breve ne è venuto fuori un pezzo per Wolf.

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La prima pagina è decisamente semplice da realizzare e penso proprio che sarà una delle prossime pagine che apparirà su Slow News. Semplice ma non banale.

«Stiamo cercando di creare un business sostenibile guadagnando a sufficienza dai nostri prodotti per continuare a esplorare e a costruire cose che ci interessano. In questo momento la nostra prossima pietra miliare, e la sfida più grande, è riuscire a fare abbastanza per supportare il lavoro di Belle e di Josh a tempo pieno».

Messa così, diciamo, mi ricorda qualcosa. Una storia di sostenibilità che ho iniziato a raccontare proprio ieri. Ti faccio notare che il tono e l’obiettivo non sono al ribasso. Qui non si tratta di comprarsi la Porsche o lo yacht. Qui si tratta di dare un valore a due cose che, evidentemente, per questi due sviluppatori, sono le cose che contano: «continuare a esplorare e a costruire cose che ci interessano».

La sfida qual è? Ovvio. Fare in modo che le cose che interessano a te interessano anche ad altri al punto da renderti sostenibile.

Nello specifico, Belle e Josh hanno questa serie di prodotti in sviluppo:

Exists: è una app che in linea del tutto teorica – non l’ho provata, quindi mi baso solo su quel che leggo –, se ami i dati e se ami tracciare cose numeriche della tua giornata, dovrebbe semplificarti la vita e aiutarti a vivere meglio. Infatti raccoglie in un unico posto tutti i dati che già tracci altrove, tipo con il tuo bel braccialetto per la salute o il contapassi o altro [nota bene: se devo fare una scommessa, questa storia del «raccogliere dati in un unico posto, semplificandoli e ottimizzando» sarà una pietra miliare dei prossimi anni, qualunque sia l’ambito di riferimento, perché sarà la naturale reazione al sovraccarico informativo]. Molto bello uno dei claim: «Turn data into haopy days». Perché i dati non sono dati. E non sono niente senza interpretazione o senza qualcosa che li metta a posto.

Larder è un servizio che serve per organizzare i propri «preferiti» in maniera semplice. Nella descrizione che ne fanno gli sviluppatori è utile a «organizzare cose sul web di cui avrai ancora bisogno» e per la curatela di liste di library, strumenti, materiale di riferimento, fonti. Solo che è per sviluppatori, non per persone che lavorano per i contenuti. Quindi io non lo proverò. Ma magari a te o al tuo gruppo di lavoro può interessare.

Littlelogs è un diario social di progressi e cose che si fanno e si imparano sul lavoro, da condividere pubblicamente. Ti sembra solo l’ennesimo social? Pensi che no, grazie, ho già Linkedin e Facebook e chissà cos’altro? Vero. È quel che ho pensato anch’io al primo sguardo. Ma poi mi interessa questo punto di vista, spiegato da Belle: «Volevamo un posto per condividere le cose sulle quali stiamo lavorando pubblicamente. Questo ci dà una responsabilità nei nostri confronti e nei confronti di chi usa i nostri prodotti. Come piccolo team, condividere le nostre idee di lavoro, i problemi e gli sforzi ci aiuta a sentirci supportati e parte di una comunità. È l’ingrediente mancante che ci dà un posto dove condividere quel che impariamo, e dove parlare di lavoro».

BUM. Tutte le parole chiave possibili per chi pensa in maniera diversa alle necessità di raggiungere il proprio pubblico interessato, le proprie nicchie e farlo in maniera sostenibile.

Tutti e tre i progetti di Hello Code mi sembrano molto coerenti da un punto di vista prima di tutto filosofico. Ed ecco che arriviamo, così, al quarto prodotto. E alla seconda pagina che la nostra abbonata amerebbe vedere da queste parti.

Si tratta di Changemap.

Changemap

Si tratta di uno strumento che in un certo senso è una specie di elenco di lavori da fare su un progetto. Pubblico e all’interno del quale puoi ricevere suggerimenti dalle persone.

È fatto per costruire progetti in pubblico, insomma. E tutto sommato è esattamente quello che stiamo facendo qui.

Infatti, guarda caso, nel forum di Wolf che, piano piano, comincia ad animarsi, un’altra nostra abbonata ha iniziato una conversazione dal titolo Beta test e Feedback in cui ci dà alcuni suggerimenti. Changemap sposta l’asticella decisamente più in alto.

Per capirci, qui non stiamo parlando più di darti una nuova homepage da vedere (magari con una «lotteria» annessa). Non stiamo parlando di chiedere feedback con un sondaggio o due o con un form aperto in cui puoi scrivere tutto quello che vuoi, Non stiamo nemmeno parlando di un nucleo ristretto di betatester. Stiamo parlando di dare in qualche modo in crowdsourcing il tuo progetto e di definirne i passaggi in maniera trasparente con i tuoi lettori, che possono utilizzare uno strumento concreto, a prova di haters e che serve sia a loro sia a te.

Belle e Josh, a naso, mi danno l’idea di due persone che fanno cose, che sanno quello che fanno, che fanno quello che dicono che si dovrebbe fare. Non mi sembrano ossessionati dalla crescita rapida – anche se immagino non farebbe loro schifo far soldi dalle loro idee – e non mi sembrano nemmeno ossessionati dalla «novità» ad ogni costo: le loro idee sono migliorative di cose che esistono già, per dire.

Inoltre, l’approccio onesto di Changemap fa si che ne abbiano applicata una prima versione beta proprio a uno dei loro progetti, quello più grosso, Exists, che mi sembra anche l’unico in grado, al momento, di monetizzare veramente (tant’è che dalla mappa dei ricavi si vede che è quello che al momento ha generato il grosso della prima piccola quantità di introiti).

Nella tabella vengono mostrati i suggerimenti ricevuti dalla comunità che utilizza Exists.

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Ma non è che si fa tutto quel che dicono gli altri, chiaramente: la forza di una conversazione in rete non sta nel prendere per buono, a caso, tutto quello che ti suggeriscono. Sta nell’incanalare questi suggerimenti in un processo. Nel prendere decisioni basate sulla propria comprensione del mezzo, del prodotto, del suo pubblico di riferimento e sulla propria professionalità.

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E poi nell’essere molto chiari nella definizione di quel che sarà il prodotto, delle idee che vengono prese in considerazione, di quelle su cui si lavora, di quelle completate e di quelle impossibili da fare.

Infatti, come vedi, c’è anche la sezione «not possible».

Il tutto, poi, è ordinato con una semplice timeline tassonomica che appare sulla sinistra (e che immagino sarà personalizzabile).

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Ecco. A questo servizio ho iscritto immediatamente Slow News. È una cosa che stiamo già facendo con Wolf (che, essendo «verticale» e meno generalista, ha saputo catalizzare intorno a sé una comunità più attiva in maniera più semplice. Il «generalista» ha sempre bisogno di call to action. Il verticale ben definito, invece, vive di conversazioni spontanee, superata una certa massa critica, e anche di segnalazioni spontanee, come quella che ha generato questo pezzo.

Changemap è ancora in beta, ma ci si può iscrivere alla lista per ricevere l’invito nel momento in cui sarà disponibile al pubblico. Te lo consiglio vivamente, se stai progettando qualcosa da zero, se la tua idea sta crescendo ma anche se hai qualcosa che esiste già: è un modo davvero molto interessante per far sentire parte di qualcosa i tuoi lettori o clienti o quel che vuoi tu. E quasi sicuramente verranno fuori ottime idee.

Takeaway

Cosa mi porto a casa dalla lezione che ho imparato da Belle e Josh?

  • Fissare gli obiettivi in maniera semplice e chiara [nota: non dubito che l’obiettivo finale, la mission, il sogno di Belle e Josh sia molto ambizioso. Ma per arrivare alla realizzazione dell’ambizione ci vogliono piccoli passi. Lo prevede anche il metodo OKR]
  • Essere trasparenti
  • Mentre lavori puoi renderti conto se la comunità cui offri un servizio ha dei bisogni cui non avevi e puoi sviluppare un altro progetto per servire questi bisogni
  • Anche i tuoi bisogni possono tradursi in lavoro, progetti, prodotti che puoi monetizzare